Crimini e misfatti a Venezia: Il caso di Bernardina da Montenegro

Crimini e misfatti nella Repubblica di Venezia, così come vengono riportati nelle memorie patrie del dott. Giuseppe Tassini (1866):
Il caso di Bernardina, moglie di Luca da Montenegro, una tragica storia in cui vediamo anche un ufficiale dei Signori di Notte al Criminal macchiarsi d’infamia.
“Continue risse ed alterchi succedevano fra Luca da Montenegro, soprannominato il Giudeo, facoltoso bazarioto (il Boerio nel suo Dizionario del Dialetto Veneziano, spiega questa voce per rivendugliolo, ovvero piccolo venditore al minuto di vari generi), e sua moglie Bernardina, ambedue domiciliati a S. Antonino, presso il Campiello della Fraterna, in una casa della patrizia famiglia Coco. Né i lunghi anni di matrimonio, né l’avere una figlia già adulta, chiamata Diana, avevano potuto rammollire quegli animi, e condurli a più miti consigli. Il primo maggio 1521 Bernardina, forse dopo una rissa più dura del solito, visto il marito che dormiva, lo rese esanime a colpi di mazza, minacciando d’ugual sorte la figlia, qualora non avesse smesso di piangere ed urlare. Poi, con l’aiuto d’un suo cugino di nome Tommasio, ufficiale dei Signori di Notte al Criminal, sotterrò il cadavere nel magazzino, spargendo la voce che il marito aveva abbandonato Venezia, ed a prova di ciò, dopo alcuni giorni, mostrò a varie persone una lettera fatta scrivere al cugino in nome di Luca, ove quest’ultimo la avvisava d’essersi recato per voto a Loreto, nella qual città abitava in casa di Curzio, fabbro ferraio, e di voler passare a Roma, e quindi rimpatriare, raccomandandole insieme di gestire alcuni affari di famiglia. Tra gli altri lesse la lettera uno zio dell’ucciso, che, non ignaro del perverso animo di quella megera, e sospettando la verità, scrisse a Loreto, ricevendone risposta che di Luca nulla si sapeva. Allora corse a manifestare i propri sospetti alla Giustizia, ma la donna, comparsa in giudizio, seppe difendersi in modo che fu licenziata, non trovandosi gli estremi al procedere. Senonché poco dopo tutto venne alla luce del giorno per mezzo d’un Vincenzo Zarla, ospite in casa di Bernardina, a cui essa aveva svelato il proponimento di dissotterrare il cadavere della sua vittima per riseppellirlo in luogo più sicuro. Confermato il delitto mediante le deposizioni della figlia, e ritrovatosi il cadavere, la rea donna si vide perduta, e confessò, e perciò, con sentenza della Quarantia Criminale del 4 agosto 1521, venne condannata ad essere, dopo il solito giro prima del supplizio a S. Croce, ed il taglio della destra, presso il Campiello della Fraterna, decapitata fra le colonne della Piazzetta, e ridotta a quarti. In pari tempo si condannò il Tommasio a quattro mesi di carcere per la parte avuta nella sinistra avventura. L’esecuzione di Bernardina ebbe luogo il 3 agosto e questo, dice il Sanuto, fu il primo esempio di donna squartata in Venezia.”
Annotazioni:
La famiglia Coco, originaria di Costantinopoli, parti da Durazzo, andò a Mantova, e poi venne a Venezia nel secolo X, ove, in premio per aver importato grande quantità di grani in tempo di carestia, venne ammessa al Maggior Consiglio. Di vari illustri personaggi di questa famiglia, che si estinse nel 1839; parla il Cicogna nel volume V delle sue Iscrizioni Veneziane. Un ramo della medesima possedeva molte case a S. Antonino, presso il Campiello della Fraterna, cosicché la vicina corte prese il nome di Cà Coco, sebbene oggi venga erroneamente appellata Corte Coppo (anno 1866).
Il Magistrato dei Signori di Notte al Criminal, istituito in epoca incerta, era composto di sei patrizi, tratti ciascuno da uno dei sestieri della città, ed incaricati di sovrintendere nottetempo alla pubblica sicurezza, e di procedere contro incendiari, rapinatori, rapitori, violatori, ecc. Le loro sentenze, qualora fossero state confermate dal Magistrato del proprio sestiere, erano inappellabili; altrimenti venivano portate all’attenzione di una delle Quarantie.
I Signori di Notte durante un’ispezione notturna

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