Canova e Foscolo, simbiosi tra arte e letteratura

 

Antonio Canova, le Tre Grazie, dettaglio, Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

Oggi proverò a parlarvi di Arte figurativa in relazione alla Letteratura italiana. Nello specifico analizzerò il nesso che vi è tra due eccellenze della Repubblica di Venezia: Antonio Canova ed Ugo Foscolo. Il divino scultore fu, infatti, colui che ispirò il grande letterato veneziano Foscolo, nato a Zante, che a quell’epoca apparteneva appunto a Venezia. Precisamente, il letterato fu influenzato da Canova nella realizzazione de Le Grazie e il Dei Sepolcri. Furono due in particolari i gruppi scultorei canoviani ispiratori per Foscolo: Le Tre Grazie ed il Monumento funerario a Maria Cristina d’Austria.

Le Tre Grazie di Canova e Le Grazie di Foscolo

Guardando le opere del Canova non si può non rimanere sbalorditi dinanzi all’armoniosa bellezza e alla perfezione formale che le caratterizzano. Uno dei punti più alti della sua carriera, e dell’arte Neoclassica, è rappresentato dalle Tre Grazie: osservandole possiamo cogliere immediatamente la loro sublime bellezza. È una bellezza che sprigiona una dimensione di perfezione armonica e anatomica, in grado di generare il concetto di Bello ideale, così come avviene in natura per l’unione tra bellezza esteriore e virtù. Non a caso Antonio Canova fu l’artista per antonomasia della bellezza, della grazia e della perfezione. Questo gruppo scultoreo, riprodotto in una posa semplice ma estremamente efficace agli effetti visivi, evoca un raffinatissimo equilibrio elegante e grazioso: è stupefacente come Canova possa imprimere queste caratteristiche in un materiale pesante come il marmo. Noi avvertiamo questo materiale non come marmo, ma come un qualcosa di leggero e fluttuante. Ispirato alle Tre Grazie del Canova, Foscolo comporrà Le Grazie e nei suoi versi si può ricavare il senso di armonia che si avverte dalle sculture del Canova: nel proemio e nei tre inni che seguono, il tema principale è quello dell’unione armoniosa ed equilibrata della bellezza e della virtù, la stessa scolpita dal Canova. Unione, questa, che sarà sottolineata alcuni versi dopo, dove Foscolo scrive di infondere, come Canova, anima eterna alle sue produzioni letterarie. In conclusione, sia per Canova che per Foscolo, l’armonia non si riflette solo tramite la bellezza esteriore, bensì anche nell’eternità dell’anima. La poesia di Foscolo genera un mondo di armonia, equilibrio, grazia e serenità, contrapposto al periodo storico minaccioso del tempo: ciò avviene attraverso un tipo di scrittura che traduce i capolavori figurativi del Canova. Nell’Inno primo delle Grazie si può notare il riferimento esplicito al Canova nel verso :”vieni, o Canova, darai spirito alle grazie ch’ora di tua man sorgon dal marmo”.

Il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria e il Dei Sepolcri

Canova rivoluzionò e innovò la maniera di concepire le tombe, ispirando anche, in senso letterario, il Dei Sepolcri del Foscolo. Il monumento funebre a Maria Cristina d’Austria è l’opera che più di tutte esprime la concezione ideale di sepolcro per Canova. Lo scultore, concepisce questo capolavoro riprendendo un’idea precedente, quando egli stesso dovette pensare a realizzare il Monumento funebre al grande Tiziano, ideando una piramide alta oltre 5 metri. Ai piedi di questa piramide possiamo notare un gruppo di persone che si dirigono verso una porta che ci appare aperta ed oscura. Queste figure simboleggiano qualcosa: in alto è posta la personificazione della felicità, accompagnata da un putto alato. La felicità regge il ritratto di Maria Cristina d’Austria, a sua volta incorniciato da un serpente che si morde la coda e che simboleggia l’eternità ed il continuo rigeneramento della vita. A destra si nota il genio della morte che si appoggia ad un leone: quest’ultimo simboleggia la forza morale. In primo piano l’addolorato corteo, che sembra un meraviglioso presepe, si accinge ad entrare nella porta. Il corteo è composto dalla Pietà che, accompagnata da due fanciulle, porta nel sepolcro le ceneri della defunta. Dietro di loro, la beneficenza accompagna un anziano cieco dalle gambe stremate, affiancato a sinistra da una bambina. Un sottilissimo, fluttuante e leggero drappo collega l’esterno con l’interno, simboleggiando il fluire del tempo, che può scorrere unicamente aldilà della morte. Quindi, quello che noi vediamo è un corteo funebre, ma al contempo un’allegoria della morte in sé, dove il corteo, che procede verso la soglia dell’eterno riposo, simboleggia le tre età dell’uomo, dunque la vita stessa. L’opera è una toccante meditazione sulla morte e sull’eternità: Canova riconobbe un simbolo umano, civile e patriottico ai sepolcri e al loro culto. È questa la ragione per cui evitò di rappresentare simboli cristiani, in quanto Canova rappresentò il dolente ricordo che i sopravvissuti rivolgono ai loro cari defunti: essi piangono dinanzi alle tombe, rimpiangendo il tempo trascorso insieme, un tempo ormai perso. Questi temi affrontati dal Canova troveranno corrispondenza nei Sepolcri di Foscolo, che guarderà ancora una volta all’immenso scultore neoclassico. Anche Foscolo, seguendo l’esempio del Canova, scriverà il significato e la funzione che hanno le tombe per i vivi. Foscolo ci scrive che la morte garantisce al defunto l’immortalità, un’eternità data, appunto, dai vivi e dal loro ricordo dolente, proprio come nell’opera Canoviana. Per Canova il sepolcro consiste in una corrispondenza amorosa di sensi, e lo stesso vale per Foscolo che vede in loro una comunicazione di affetti in una dimensione divina. Foscolo, come Canova, reputa opportuno che le tombe mantengano e garantiscano l’eterno ricordo e l’eterna memoria dei grandi personaggi della storia, esaltando le loro virtù. I monumenti funebri, rivoluzionari ed innovativi, del Canova e i Sepolcri del Foscolo, esprimono straordinariamente l’espressione neoclassica nei confronti della morte.

 

Articolo di Dario Romano di Arte Divulgata: https://artedivulgata.blogspot.com/2023/04/dario-romano-canova-e-foscolo-simbiosi.html

Per fonti e approfondimenti, il contenuto è tratto dal mio libro: Antonio Canova: Il Divino scultore e il regno della perfezione ideale.

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