LE ISOLE DEL LEONE – Sulle tracce del Ducato di Nasso

PROLOGO — LA NASCITA DEL DUCATO DI NASSO

Marco Sanudo, la Quarta crociata e la complessa formazione del Ducato dell’Arcipelago

Nella primavera del 1204 Costantinopoli era ancora la capitale di un impero che, pur indebolito da crisi dinastiche, guerre e difficoltà finanziarie, continuava a rappresentare la più importante potenza politica della cristianità orientale. Poche settimane più tardi, dopo l’assalto dell’esercito della Quarta crociata, quell’ordine politico era stato spezzato. I vincitori si spartivano titoli e territori, Venezia rivendicava una parte considerevole dell’eredità imperiale e nuovi principati latini cominciavano a sorgere sulle terre bizantine.
Da quella frattura nacque anche una delle realtà politiche più longeve e singolari dell’Egeo medievale: il dominio insulare che siamo abituati a chiamare Ducato dell’Arcipelago o Ducato di Nasso.
La semplicità del nome rischia però di nascondere la complessità della sua origine. Non esistette una conquista simultanea di tutte le Cicladi, seguita dalla fondazione formale di uno Stato dotato immediatamente di confini definiti. Le isole conobbero percorsi differenti; diverse famiglie occidentali vi costruirono proprie signorie e i rapporti di dipendenza mutarono nel corso del tempo. Venezia fu una presenza fondamentale, ma non esercitò automaticamente la sovranità su ogni territorio conquistato da uomini provenienti dal suo patriziato. Perfino la data del 1207, tradizionalmente indicata come anno di nascita del ducato, deve essere utilizzata con maggiore cautela di quanto faccia molta divulgazione.
Al centro di questa storia troviamo Marco Sanudo, veneziano, conquistatore di Nasso e capostipite della dinastia che avrebbe governato nell’arcipelago per più di un secolo. Intorno a lui troviamo altre famiglie latine, una popolazione in larghissima maggioranza greca e ortodossa, la Repubblica di Venezia, il fragile Impero latino di Costantinopoli e i nuovi Stati greci sorti dalle rovine dell’impero conquistato.
È dentro questa geografia instabile che comincia il nostro viaggio.

Prima del Ducato: Venezia e il mondo bizantino

La presenza veneziana nel Mediterraneo orientale non iniziò con la Quarta crociata. Quando le navi della Repubblica trasportarono l’esercito crociato verso Oriente, mercanti veneziani frequentavano da secoli Costantinopoli e i porti dell’Impero bizantino. Il rapporto era tanto proficuo quanto difficile, costruito attraverso concessioni commerciali, rivalità, comunità mercantili residenti nei territori imperiali e periodiche rotture.
Uno dei documenti più celebri di questa storia è il Crisobollo (crisòbollo) – χρυσόβουλλον concesso dall’imperatore Alessio I Comneno nel 1082. Attraverso quel privilegio Venezia ricevette importanti vantaggi commerciali nell’impero. Fu un passaggio fondamentale nella crescita della presenza veneziana a Bisanzio, anche se sarebbe fuorviante interpretarlo come l’inizio di una marcia inevitabile verso la conquista del 1204.
Il XII secolo dimostra esattamente il contrario. Nel 1171 Manuele I Comneno ordinò l’arresto dei Veneziani presenti nei territori imperiali e la confisca dei loro beni, provocando una crisi gravissima. I rapporti furono successivamente ricostruiti e continuarono a oscillare fra cooperazione e conflitto. Venezia aveva bisogno dei mercati orientali; Costantinopoli, da parte sua, doveva confrontarsi con la crescente forza economica delle repubbliche marinare italiane.
Le Cicladi facevano parte di questo spazio bizantino. Nasso, Paro, Andro, Milo e le altre isole non costituivano allora un’unità politica autonoma paragonabile al futuro ducato. Erano inserite nel sistema imperiale e abitate da popolazioni greche cristiane, con insediamenti, proprietà ecclesiastiche, aristocrazie locali e strutture economiche sviluppatesi nel corso dell’età bizantina. La capacità di Costantinopoli di controllare materialmente ogni isola non fu sempre uniforme: la dispersione geografica dell’arcipelago, le incursioni e le difficoltà delle comunicazioni rendevano il governo dell’Egeo diverso dall’amministrazione di una provincia continentale.
Nasso aveva caratteristiche che ne avrebbero favorito in seguito il ruolo politico. È la più grande delle Cicladi, possiede risorse idriche e superfici agricole superiori a quelle disponibili in molte delle isole vicine e occupa una posizione centrale lungo le rotte che attraversano l’Egeo. Nulla, tuttavia, permette di leggere retrospettivamente questa situazione come una preparazione naturale alla nascita del ducato. Fu il crollo dell’ordine imperiale dopo il 1204 a creare condizioni completamente nuove.

La Quarta crociata e il crollo dell’ordine bizantino

La spedizione che avrebbe cambiato la storia dell’Egeo non era stata progettata per conquistare Costantinopoli.
Papa Innocenzo III aveva bandito la Quarta crociata nel 1198 con l’obiettivo di recuperare la Terra Santa. Una parte dei dirigenti crociati riteneva strategicamente preferibile colpire l’Egitto, centro della potenza ayyubide. Per raggiungere il Mediterraneo orientale fu concluso nel 1201 un grande contratto con Venezia: la Repubblica avrebbe predisposto una flotta capace di trasportare uomini, cavalli e rifornimenti in cambio di una somma considerevole.
Il numero dei crociati che giunsero effettivamente a Venezia risultò inferiore a quello previsto dagli accordi. Di conseguenza non fu possibile raccogliere integralmente il denaro pattuito. La crisi finanziaria contribuì alla deviazione della spedizione contro Zara, città cristiana dell’Adriatico che si era sottratta al controllo veneziano ed era passata sotto la protezione del re d’Ungheria. Zara cadde nel novembre 1202, nonostante l’opposizione pontificia all’attacco.
A quel punto intervenne la crisi dinastica bizantina.
Alessio Angelo, figlio dell’imperatore deposto Isacco II, cercava appoggio per restaurare il padre e conquistare il trono di Costantinopoli. Offrì ai crociati denaro, aiuti militari e altri vantaggi, comprendendo fra essi l’impegno a ricondurre la Chiesa greca all’obbedienza romana. La proposta contribuì a spostare nuovamente la destinazione della spedizione.
Nel 1203 l’esercito crociato raggiunse Costantinopoli. Isacco II e il figlio Alessio IV furono insediati sul trono, ma il nuovo regime non riuscì a mantenere gli impegni economici assunti. La presenza occidentale alimentò tensioni nella capitale; la situazione politica degenerò e Alessio V Ducas salì al potere.
La guerra riprese.
Tra il 12 e il 13 aprile 1204 le difese di Costantinopoli cedettero e i crociati penetrarono nella città. Seguì un saccheggio destinato a rimanere profondamente impresso tanto nella memoria bizantina quanto in quella occidentale. Reliquie, argento, oggetti liturgici, manoscritti e opere d’arte furono sottratti; una parte considerevole del bottino raggiunse l’Europa occidentale. Il celebre episodio dei cavalli bronzei trasferiti a Venezia è soltanto la manifestazione più visibile di un movimento molto più vasto di uomini, ricchezze e oggetti.
Con la conquista della capitale l’Impero bizantino cessò temporaneamente di esistere come unità politica. I vincitori costituirono l’Impero latino di Costantinopoli e Baldovino di Fiandra venne eletto imperatore. Bonifacio di Monferrato costruì il proprio potere intorno a Tessalonica. Contemporaneamente nacquero o si consolidarono formazioni politiche greche che rivendicavano la continuità bizantina: Nicea in Asia Minore, l’Epiro nei Balcani occidentali, Trebisonda sul Mar Nero.
La conquista del 1204 produsse quindi una frammentazione assai più profonda di una semplice sostituzione dinastica. Le terre appartenute a Costantinopoli divennero uno spazio nel quale si sovrapponevano diritti concessi sulla carta, occupazioni militari, vecchie autorità locali sopravvissute alla crisi e nuove signorie occidentali. La storiografia più recente ha insistito proprio sul carattere composito dell’ordine politico latino costruito dopo la conquista.

Dividere Bisanzio sulla carta

Crociati e Veneziani avevano discusso la spartizione dell’impero prima ancora dell’assalto finale. Gli accordi del 1204 e il complesso documentario convenzionalmente indicato come Partitio Romaniae (partìtio romanìe) – Partitio Romaniae stabilirono criteri per la distribuzione dei territori conquistati e di quelli che ancora si sperava di conquistare.
Venezia ne uscì con una posizione eccezionale. Alla Repubblica furono attribuiti estesi diritti territoriali e il doge assunse la celebre titolatura collegata a «un quarto e mezzo di un quarto» dell’Impero di Romania. Dietro quella formula non dobbiamo immaginare una superficie immediatamente trasformata in dominio veneziano.
Una cosa era assegnare un territorio; altra cosa era possederlo.
Una parte delle terre comprese nella spartizione restava nelle mani di autorità greche, altre regioni dovevano essere conquistate, mentre alcune assegnazioni non avrebbero mai prodotto un controllo reale. Le difficoltà incontrate dai Latini nell’occupazione dei territori bizantini impedirono infatti l’applicazione sistematica del piano di spartizione. La stessa organizzazione dell’Impero latino assunse forme molto più complesse di quelle previste nel 1204.
Venezia dovette scegliere dove investire uomini e risorse. La sicurezza dei collegamenti marittimi, la disponibilità di porti e la protezione del traffico mercantile avevano un valore concreto; occupare direttamente ogni territorio nominalmente attribuito alla Repubblica sarebbe stato impossibile. Per questo la presenza veneziana nella Romania (Romanìa) – Ῥωμανία assunse configurazioni diverse.
Creta sarebbe diventata uno dei maggiori domini territoriali veneziani d’Oltremare, amministrato direttamente dalla Repubblica attraverso proprie magistrature e inserito progressivamente nelle strutture dello Stato da mar. Modone e Corone avrebbero acquisito un’enorme importanza lungo la rotta verso il Levante. In altri territori Venezia si affidò a forme indirette di controllo, riconobbe signorie private oppure mantenne rapporti privilegiati con famiglie che continuavano a essere veneziane per origine e interessi, senza trasformare necessariamente i loro possedimenti in province della Repubblica.
Questa varietà istituzionale costituisce uno dei presupposti indispensabili per comprendere Nasso. Gli studi di Silvano Borsari sulla colonizzazione veneziana nella Romania del XIII secolo rimangono, proprio da questo punto di vista, un riferimento fondamentale.

Marco Sanudo e ciò che sappiamo realmente

Le narrazioni tradizionali della conquista delle Cicladi sono straordinariamente vivaci. Marco Sanudo avrebbe riunito un gruppo di compagni, armato una piccola flotta, raggiunto Nasso e affrontato una resistenza sostenuta da Genovesi. Una delle versioni più celebri racconta che, una volta sbarcato, avrebbe fatto incendiare le proprie navi per togliere ai suoi uomini qualsiasi possibilità di ritirata.
Sono episodi entrati stabilmente nella memoria del ducato. Il problema nasce quando vengono raccontati con la stessa sicurezza con cui possiamo raccontare l’assalto a Costantinopoli del 1204.
Le testimonianze vicine cronologicamente agli eventi sono assai meno prodighe di particolari. Molte informazioni biografiche su Marco e soprattutto diversi dettagli della conquista ci sono giunti attraverso una tradizione cronachistica posteriore. Lo storico deve quindi lavorare su livelli documentari differenti: da una parte i dati che trovano riscontro nelle fonti duecentesche, dall’altra le elaborazioni costruite nei secoli seguenti.
Marco Sanudo apparteneva a una famiglia veneziana e nei primi decenni del XIII secolo riuscì a creare un dominio centrato su Nasso. Su questo la ricostruzione storica è solida. È altrettanto certo che la signoria divenne ereditaria e che i Sanudo entrarono nel sistema politico formatosi nell’Oriente latino.
Molto meno sicuro è il percorso preciso attraverso il quale ciò avvenne.
La tradizione identifica generalmente Marco come parente del doge Enrico Dandolo e una parte consistente della letteratura più antica lo presenta specificamente come suo nipote. Le ricostruzioni genealogiche non consentono tuttavia di trattare ogni dettaglio della parentela con la medesima sicurezza con cui possiamo documentare l’appartenenza dei Sanudo all’ambiente patrizio veneziano.
Ancora più significativo è il problema della cronologia.

1207: una data utile, non un atto di nascita

Il 1207 è diventato la data simbolica della fondazione del Ducato dell’Arcipelago. Compare nella storiografia classica, nelle genealogie dinastiche, nei repertori e nella moderna comunicazione culturale delle isole.
Non possediamo, però, un «atto di fondazione del Ducato di Nasso» redatto nel 1207.
Le ricostruzioni moderne oscillano nella datazione delle prime imprese di Sanudo, e persino il rapporto cronologico tra la conquista delle Cicladi e il suo intervento nelle vicende di Creta ha dato luogo a differenti interpretazioni. La ricerca sull’Impero latino mostra inoltre quanto sia rischioso costringere la formazione delle signorie post-1204 entro sequenze istituzionali troppo ordinate. Le fonti testimoniano un mondo nel quale conquista, riconoscimento del possesso, omaggio feudale e costruzione dinastica potevano costituire momenti distinti.
Per questo continueremo a utilizzare il 1207, perché è una convenzione cronologica radicata e utile al lettore, ma accompagnandola da una precisazione: la nascita del dominio sanudiano va intesa come un processo sviluppatosi negli anni successivi alla Quarta crociata, non come la conseguenza di un singolo documento fondativo.
Anche il titolo di «duca» richiede di essere inserito nel contesto della Romania latina. La signoria di Nasso entrò nei rapporti feudali dell’Impero latino e il dominio dei Sanudo non deve essere interpretato come una delegazione amministrativa veneziana. Le fonti attestano il ducatus di Nasso e Andro nella documentazione successiva; la ricostruzione delle prime investiture e dei rapporti gerarchici del fondatore resta invece più difficile di quanto suggeriscano le genealogie tradizionali.
Questa cautela cambia anche il racconto della conquista. Marco Sanudo non compare più come il fondatore che traccia in anticipo i confini di uno Stato destinato a durare tre secoli. Appare per quello che possiamo documentare meglio: un aristocratico veneziano capace di approfittare della frammentazione prodotta dalla Quarta crociata, conquistare e consolidare una signoria insulare, inserirla nel nuovo sistema latino e trasmetterla ai propri discendenti.

Perché Nasso

Nasso occupava una posizione eccezionale nell’arcipelago e offriva risorse che molte altre Cicladi non possedevano nella stessa misura. Il suo territorio montuoso comprende vallate fertili, sorgenti e superfici coltivabili; la posizione nel cuore dell’Egeo facilitava i collegamenti con le altre isole e con le principali rotte marittime.
Il nuovo potere latino si insediò sopra una realtà bizantina preesistente. L’isola era abitata, coltivata, attraversata da reti di proprietà e punteggiata da edifici ecclesiastici che testimoniano ancora oggi la vitalità della Nasso medievale precedente alla conquista occidentale. Studi archeologici, epigrafici e storico-artistici hanno progressivamente restituito un’immagine molto più articolata dell’isola bizantina di quella implicita nelle vecchie narrazioni, nelle quali la storia sembrava cominciare quasi all’arrivo di Sanudo.
La conquista modificò l’assetto del potere senza cancellare la popolazione locale.
Nella Chora (chòra) – χώρα, il principale centro dell’isola, il Kastro (kàstro) – κάστρο divenne il nucleo monumentale della presenza latina. La cittadella che possiamo osservare oggi è il risultato di una lunga stratificazione e sarebbe imprudente attribuire ogni sua struttura alla fase originaria dei Sanudo. Il paesaggio urbano conserva tuttavia in modo eccezionale la memoria della dominazione latina.
Attorno alla nuova aristocrazia si svilupparono proprietà feudali, istituzioni ecclesiastiche cattoliche e rapporti di dipendenza che si intrecciarono con strutture locali più antiche. Il risultato non fu una sostituzione etnica della popolazione greca. I conquistatori erano numericamente minoritari e governavano una società nella quale lingua greca e cristianesimo ortodosso continuarono ad avere una presenza dominante.
Questo sarà un tema ricorrente nei prossimi articoli. Parlare di «isole veneziane» senza studiare chi vi abitava conduce facilmente a una storia vista soltanto dal ponte delle navi occidentali. Le Cicladi latine furono invece società greche sottoposte, con modalità variabili, a élite signorili di origine occidentale; nel corso dei secoli quelle élite stesse si radicarono profondamente nell’ambiente insulare.

Un arcipelago di signorie

La cartografia moderna ama i colori compatti. Un territorio appartiene a uno Stato, quello confinante a un altro, e una linea separa nettamente i due spazi.
Applicato alle Cicladi del XIII secolo, questo modo di rappresentare il potere può ingannare.
Accanto ai Sanudo operarono altre famiglie veneziane e latine. I Ghisi, per esempio, costruirono un proprio sistema di domini nell’Egeo. Andro, Tino, Mykonos e altre isole ebbero storie che non possono essere ricondotte automaticamente a quella di Nasso. Alcune signorie erano legate attraverso rapporti feudali, altre possedevano margini considerevoli di autonomia; successioni ereditarie, matrimoni e interventi esterni modificarono più volte l’assetto politico.
Persino attribuzioni territoriali ripetute per generazioni dalla storiografia devono essere controllate una per una. L’influenza esercitata dagli studi genealogici ottocenteschi fu enorme e alcune loro conclusioni entrarono nelle opere generali senza che le fonti sulle quali poggiavano venissero sempre nuovamente verificate. Ricerche successive hanno mostrato che la presenza di determinate famiglie in alcune isole può essere documentata soltanto in epoche posteriori a quelle tradizionalmente indicate.
È precisamente per questa ragione che la nostra serie non presenterà mai un elenco di isole come se costituissero tutte, nello stesso momento, «il Ducato di Nasso».
Nasso avrà una cronologia. Paro ne avrà un’altra. Andro, Santorini, Sifno e Amorgos dovranno essere seguite attraverso passaggi di signoria che non coincidono necessariamente. Tino e Mykonos richiederanno di affrontare direttamente il ruolo dei Ghisi e i successivi rapporti con Venezia. Siro porterà dentro la storia della straordinaria persistenza della comunità cattolica. Le isole minori ci costringeranno in alcuni casi a riconoscere che la documentazione consente soltanto ricostruzioni parziali.
Il ducato va quindi immaginato come il centro di una geografia signorile mobile, non come un moderno Stato insulare con frontiere immutate.

 

Quanto era veneziano il Ducato di Nasso?

Per una storia pubblicata su La Serenissima questa domanda è inevitabile.
Marco Sanudo era veneziano. Diverse famiglie che costruirono signorie nell’arcipelago provenivano dalla città lagunare. Venezia possedeva interessi economici e strategici enormi nel Mediterraneo orientale e disponeva della potenza navale capace di influire concretamente sulla sopravvivenza dei domini latini.
Eppure il Ducato di Nasso non era una colonia veneziana nel senso in cui lo fu Creta.
La distinzione istituzionale è fondamentale. A Creta la Repubblica costruì progressivamente un apparato di governo diretto, inviò propri rettori e organizzò l’isola come parte del suo dominio oltremare. I Sanudo governavano invece una signoria dinastica. Il loro potere si trasmetteva ereditariamente e trovava la propria collocazione giuridica nel sistema politico della Romania latina. La provenienza veneziana del fondatore e i legami con la madrepatria non trasformavano il duca in un magistrato della Repubblica. La ricerca sulle colonie veneziane del XIII secolo permette di distinguere chiaramente questi diversi livelli di presenza.
Venezia, del resto, non aveva interesse a replicare ovunque lo stesso modello. La sua espansione orientale fu estremamente pragmatica. Alcuni luoghi dovevano essere posseduti direttamente; altrove poteva risultare sufficiente che i porti e le rotte rimanessero accessibili e che le autorità locali non minacciassero gli interessi dei mercanti veneziani.
Questo spiega una parte dell’apparente ambiguità del rapporto tra la Repubblica e le signorie cicladiche. Un aristocratico poteva mantenere legami familiari e patrimoniali con Venezia e contemporaneamente perseguire interessi propri nell’Egeo. In determinate circostanze le due strategie coincidevano; in altre divergevano.
Nei secoli successivi la Repubblica sarebbe intervenuta ripetutamente nelle vicende del ducato e delle altre signorie insulari. La sua influenza divenne talvolta molto penetrante. Sarebbe però un anacronismo proiettare all’indietro questa evoluzione e immaginare che l’arcipelago nato all’inizio del XIII secolo costituisse già una semplice appendice dello Stato veneziano.
Le Isole del Leone saranno dunque veneziane in molti modi differenti. Alcune per sovranità, altre attraverso le famiglie che le governarono, altre ancora perché inserite nello spazio commerciale e diplomatico controllato o protetto dalla Repubblica.

Latini, Greci e due cristianità

La conquista del 1204 aveva anche una dimensione religiosa. Il contrasto fra la Chiesa latina e quella greca precedeva di molto la Quarta crociata, ma l’occupazione occidentale di Costantinopoli trasformò radicalmente i rapporti istituzionali tra le due cristianità.
Nei territori conquistati furono create gerarchie ecclesiastiche latine. A Costantinopoli venne istituito un patriarcato latino; vescovati e arcivescovati occidentali furono organizzati in diverse aree della Romania. Anche nelle Cicladi la presenza cattolica si radicò stabilmente.
La popolazione greca, tuttavia, non scomparve né abbandonò collettivamente l’Ortodossia. La convivenza tra le due confessioni assunse configurazioni locali differenti, influenzate dagli interessi delle famiglie dominanti, dal peso delle istituzioni ecclesiastiche e dai rapporti con il mondo greco circostante.
Nasso sviluppò una presenza cattolica legata alle élite latine. A Siro la componente cattolica avrebbe assunto nel corso dei secoli un’importanza ancora più marcata, lasciando un’eredità che sopravvive tuttora. In altre isole l’elemento latino rimase più limitato.
Ridurre questa storia a una contrapposizione permanente tra «conquistatori cattolici» e «sudditi ortodossi» sarebbe comunque insufficiente. Tre secoli di convivenza produssero compromessi, adattamenti e interessi condivisi insieme ai conflitti. Le famiglie occidentali insediate nell’Egeo cessarono progressivamente di essere semplici forestiere, pur conservando identità, privilegi e legami con Venezia o con altri centri latini.
La specificità delle Cicladi medievali nacque anche da questa durata.

Il ducato sopravvive all’Impero latino

L’Impero latino di Costantinopoli ebbe vita relativamente breve. Sin dai suoi primi anni dovette confrontarsi con la pressione bulgara, con i poteri greci e con la scarsità delle risorse necessarie a governare territori tanto vasti. L’Impero di Nicea riuscì progressivamente a rafforzarsi e nel 1261 Michele VIII Paleologo riconquistò Costantinopoli.
Il ritorno di un imperatore bizantino sul Bosforo non ricompose però l’antica geografia imperiale. Diversi Stati e signorie latine sopravvissero nella Grecia continentale e insulare.
Fra essi vi era Nasso.
L’ambiente marittimo contribuiva alla capacità di resistenza delle signorie cicladiche. Una potenza poteva essere militarmente forte sulla terraferma e trovarsi comunque nell’impossibilità di occupare stabilmente una catena di isole senza una flotta adeguata. Al tempo stesso l’arcipelago rimaneva vulnerabile alle incursioni e alle guerre navali.
I Sanudo riuscirono a trasformare la conquista in una dinastia. Il loro dominio attraversò il XIII secolo e buona parte del XIV, inserendosi di volta in volta nei nuovi equilibri tra Venezia, l’Impero bizantino restaurato, le signorie latine e le potenze marittime concorrenti.
Nel 1383 il potere ducale passò alla famiglia Crispo. Anche su questo passaggio la storia dinastica del ducato è tutt’altro che pacifica: Francesco Crispo prese il potere in seguito alla morte violenta di Niccolò III dalle Carceri, ultimo duca della linea sanudiana per via femminile. La nuova dinastia avrebbe governato fino al XVI secolo.
Quando i Crispo salirono al potere, il Mediterraneo orientale era già profondamente diverso da quello di Marco Sanudo.

L’arrivo della potenza ottomana

Tra XIV e XVI secolo l’espansione turca modificò progressivamente l’equilibrio politico dell’Egeo. Bisanzio perse territori e capacità militare; Venezia e Genova continuarono a contendersi interessi commerciali e basi marittime; le signorie insulari dovettero adattarsi alla presenza di un potere ottomano sempre più forte.
La caduta di Costantinopoli nel 1453 fu un evento di portata universale, ma per le Cicladi non significò un passaggio immediato e simultaneo sotto il governo del sultano. Le signorie latine continuarono a esistere, spesso attraverso rapporti tributari e forme di subordinazione politica.
Un momento particolarmente grave arrivò nel 1537, durante la campagna condotta nell’Egeo dall’ammiraglio ottomano Hayreddin Barbarossa. La pressione sulle isole latine aumentò drasticamente e il ducato dovette riconoscere una dipendenza sempre più stringente dalla Porta.
Nel 1566 il sultano Solimano I depose Giacomo IV Crispo. Il dominio venne assegnato a Giuseppe Nasi, figura di grande rilievo nel mondo sefardita e nella corte ottomana. Nasi non trasformò Nasso nella propria residenza e governò attraverso rappresentanti. Alla sua morte, nel 1579, la situazione amministrativa dell’arcipelago venne nuovamente riorganizzata nel quadro dell’Impero ottomano.
Nemmeno il 1566 o il 1579 possono però essere utilizzati come date conclusive per l’intera storia latina delle Cicladi.
Tino rimase veneziana.
L’isola, la cui vicenda seguiremo in un articolo specifico, sopravvisse come possedimento della Serenissima fino al 1715, quando venne ceduta agli Ottomani durante l’ultima guerra combattuta da Venezia contro la Porta. Fra la conquista di Costantinopoli nel 1204 e la fine del dominio veneziano su Tino trascorse più di mezzo millennio.
È difficile trovare un’immagine più efficace della pluralità cronologica dell’arcipelago.

Le fonti e le trappole della memoria

La storia del Ducato dell’Arcipelago presenta un problema che accompagnerà tutta questa serie: la documentazione è diseguale.
Per Venezia possediamo un patrimonio archivistico eccezionale. Deliberazioni, trattati, documenti diplomatici e atti notarili permettono spesso di ricostruire con notevole precisione gli interessi della Repubblica. Le signorie insulari non hanno lasciato serie documentarie altrettanto continue.
Bisogna quindi incrociare materiali differenti: documentazione veneziana, fonti ecclesiastiche, atti notarili, cronache occidentali e bizantine, iscrizioni, testimonianze archeologiche, architetture sopravvissute e genealogie.
Proprio le genealogie hanno avuto un ruolo controverso.
Fra XIX e XX secolo studiosi come Karl Hopf, William Miller e John Knight Fotheringham tentarono di ricostruire sistematicamente dinastie, successioni e possedimenti. Il loro lavoro resta indispensabile nella storia degli studi e in molti casi conserva grande valore documentario. Alcune conclusioni, tuttavia, dipendevano da cronache tarde o da collegamenti genealogici che le ricerche successive hanno sottoposto a revisione.
Il metodo da seguire sarà quindi semplice nel principio, più laborioso nell’applicazione: stabilire innanzitutto che cosa attestano le fonti contemporanee; verificare poi quando compaiano per la prima volta determinate tradizioni; infine distinguere chiaramente i due livelli.
Una leggenda tarda può essere storicamente interessante. Racconta come una comunità o una dinastia volle ricordare il proprio passato. Non per questo diventa una testimonianza contemporanea dell’evento narrato.

Perché «Le Isole del Leone»

Abbiamo scelto di chiamare questa serie Le Isole del Leone perché il Leone di San Marco attraversa l’intera storia dell’arcipelago latino. Non sempre come insegna di sovranità.
Questo punto merita di rimanere al centro del nostro racconto.
Venezia fornì uomini, famiglie, capitali e reti commerciali. Difese interessi nell’Egeo, negoziò con signori e imperatori, intervenne nelle successioni, amministrò direttamente alcune isole e ne lasciò altre nelle mani di dinastie legate alla Repubblica da rapporti molto meno semplici di una subordinazione coloniale.
Nasso non era Creta. Tino non ebbe la stessa storia di Nasso. I Ghisi non erano i Sanudo. Santorini, Andro, Sifno o Amorgos cambiarono signori e collocazione politica in tempi differenti.
Sul fondo rimase per secoli la popolazione greca delle isole, elemento quantitativamente maggioritario di una società sulla quale si sovrapposero aristocrazie latine, poteri veneziani, domini feudali e infine la sovranità ottomana.
Il Leone appartiene quindi alla storia di queste isole, ma non può essere utilizzato per colorarle tutte con lo stesso colore.

Conclusioni — Dopo Costantinopoli, un nuovo Egeo

Possiamo ora tornare alla domanda dalla quale siamo partiti: quando nacque realmente il Ducato di Nasso?
La risposta più prudente è anche la più interessante.
Nacque dal mondo creato dalla Quarta crociata, dalla distruzione dell’unità politica bizantina e dalla possibilità, apertasi dopo il 1204, per aristocratici e combattenti occidentali di costruire signorie nei territori dell’impero sconfitto. Marco Sanudo riuscì a stabilire il proprio potere a Nasso e a renderlo dinastico. La data tradizionale del 1207 identifica efficacemente questa fase, purché non venga scambiata per il giorno documentato di fondazione di uno Stato già completo.
Il ducato fu latino e profondamente legato al mondo veneziano, senza essere per questo una semplice provincia della Serenissima. Entrò nel sistema feudale della Romania post-1204 e divenne il centro di una rete di poteri insulari i cui confini e rapporti mutarono ripetutamente.
La società che i conquistatori incontrarono era greca e bizantina. Continuò in larga misura a esserlo nella lingua e nella religione mentre le famiglie latine costruivano le proprie signorie e la Chiesa cattolica stabiliva istituzioni destinate, in alcuni luoghi, a durare per secoli.
Soprattutto, non esistette una sola cronologia delle Cicladi latine. Il ducato, le singole signorie e i territori governati direttamente da Venezia seguirono strade che si incrociarono senza coincidere.
È questa la geografia che cercheremo di ricostruire.
Non una carta immobile dell’Egeo, bensì un arcipelago nel quale il potere passava attraverso il mare, le famiglie, gli omaggi feudali, le successioni e la capacità delle grandi potenze di imporre o proteggere una sovranità. Ogni isola dovrà essere osservata nel proprio tempo.
La prima sarà quella dalla quale tutto ebbe origine: Nasso.

GLOSSARIO

Crisobollo (crisòbollo) – χρυσόβουλλον — Documento solenne della cancelleria imperiale bizantina, autenticato originariamente mediante una bolla d’oro e impiegato per importanti concessioni e privilegi.

Romania (Romanìa) – Ῥωμανία — Nome utilizzato nel Medioevo per indicare l’Impero romano d’Oriente e i suoi territori. Dopo il 1204 ricorre anche nelle fonti latine relative alle terre bizantine conquistate. Non ha rapporto con l’odierno Stato romeno.

Partitio Romaniae (partìtio romanìe) – Partitio Romaniae — Espressione convenzionale con cui viene indicato il complesso degli accordi relativi alla spartizione dell’Impero bizantino fra i vincitori della Quarta crociata.

Impero latino di Costantinopoli — Formazione politica istituita dai vincitori della Quarta crociata nel 1204. Costantinopoli rimase sotto governo latino fino alla riconquista bizantina del 1261.

Ducato dell’Arcipelago — Denominazione storiografica del dominio latino centrato su Nasso. È comunemente chiamato anche Ducato di Nasso e fu governato dalle dinastie Sanudo e Crispo.

Feudo — In senso medievale, bene, territorio o complesso di diritti detenuto nell’ambito di un rapporto personale e giuridico di dipendenza. Le istituzioni feudali della Romania latina presentarono caratteristiche locali e non devono essere assimilate meccanicamente a un unico modello occidentale.

Kastro (kàstro) – κάστρο — Termine greco utilizzato per indicare un castello, una fortificazione o un abitato fortificato.

Chora (chòra) – χώρα — Termine greco dai molteplici significati. Nelle isole dell’Egeo è comunemente usato anche per designare il centro abitato principale.

Latini — Nelle fonti medievali dell’Oriente cristiano, termine generalmente utilizzato per gli occidentali appartenenti alla cristianità di rito latino. Non indica quindi esclusivamente i Veneziani.

Cicladi — Gruppo di isole dell’Egeo centrale. La denominazione deriva dall’antica idea che esse formassero un cerchio attorno all’isola sacra di Delo.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE COMMENTATA

Silvano Borsari, Studi sulle colonie veneziane in Romania nel XIII secolo, Napoli, Università di Napoli, Seminario di Storia Medioevale e Moderna, 1966.
Opera fondamentale per comprendere la pluralità delle forme assunte dall’espansione veneziana dopo il 1204. Borsari ricostruisce sulla base della documentazione medievale la differenza tra dominio diretto della Repubblica, iniziative private e signorie create da Veneziani nella Romania, distinzione indispensabile per interpretare correttamente la posizione dei Sanudo. L’esistenza e i dati bibliografici del volume sono confermati dai repertori specialistici di studi bizantini.

Filip Van Tricht, The Latin Renovatio of Byzantium: The Empire of Constantinople (1204–1228), Leiden-Boston, Brill, 2011.
Una delle principali monografie moderne sulla costruzione dell’Impero latino dopo la Quarta crociata. Lo studio riconsidera istituzioni, sovranità e rapporti politici sorti dalla conquista del 1204 ed è particolarmente utile per collocare la formazione del dominio dei Sanudo entro il più ampio processo di riorganizzazione della Romania latina, evitando modelli istituzionali eccessivamente schematici.

Charles A. Frazee, Kathleen Frazee, The Island Princes of Greece: The Dukes of the Archipelago, Amsterdam, Adolf M. Hakkert, 1988.
Monografia interamente dedicata ai duchi dell’Arcipelago e alla lunga storia delle dinastie insulari. Pur dovendo essere integrata con la successiva ricerca specialistica per singoli problemi genealogici e documentari, resta una delle sintesi più utili per seguire l’evoluzione politica del ducato dai Sanudo ai Crispo e fino alla supremazia ottomana. Edizione e dati editoriali sono attestati dai cataloghi bibliografici e dalla recensione pubblicata su Church History.

Antonio Vaianella

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