La Festa delle Marie occupa un posto singolare nel vasto e complesso sistema rituale veneziano. A differenza di celebrazioni che hanno attraversato i secoli con una continuità pressoché ininterrotta, questo rito conosce un destino più frammentato: nasce come cerimonia civico-religiosa nel Medioevo, si trasforma, sbiadisce fino a scomparire, riaffiora episodicamente e infine rinasce in età contemporanea come rievocazione storica inserita nel Carnevale. La sua traiettoria non è lineare, ma proprio per questo risulta particolarmente istruttiva per comprendere il rapporto tra storia, memoria e reinvenzione della tradizione nella città lagunare.
Parlare della Festa delle Marie significa interrogarsi sul modo in cui Venezia ha rappresentato se stessa nel tempo: il ruolo delle donne, il rapporto tra autorità pubblica e sfera privata, la funzione simbolica delle cerimonie collettive e, in epoca recente, l’equilibrio delicato tra identità locale e spettacolarizzazione turistica. Non si tratta dunque di una semplice festa folklorica, ma di un vero e proprio laboratorio di cultura civica.
Origini medievali e significato civico-religioso
Le origini della Festa delle Marie vengono collocate tradizionalmente tra il IX e il X secolo, in una fase cruciale della formazione dello Stato veneziano. La Repubblica, ancora in via di consolidamento, elaborava in quegli anni un linguaggio simbolico capace di saldare insieme religione, politica e comunità. Le cronache più tarde – che sono le nostre principali fonti narrative – parlano di una cerimonia annuale legata alla benedizione matrimoniale di dodici giovani donne, scelte tra famiglie non abbienti.
Le date non erano casuali. Il 31 gennaio, festa della traslazione del corpo di San Marco, e il 2 febbraio, Purificazione di Maria Vergine, inscrivevano il rito in un calendario sacro di altissimo valore identitario per Venezia. In questo contesto, la città – attraverso le sue magistrature – si faceva garante del matrimonio, fornendo alle future spose abiti, ornamenti e una dote simbolica custodita nella cosiddetta arcella, una piccola cassa lignea che assumeva un forte significato rituale.
Il racconto fondativo più noto è quello del rapimento delle spose nel 943 da parte di pirati, spesso identificati come Narentani. L’inseguimento e il recupero delle giovani donne da parte dei veneziani avrebbe dato origine alla celebrazione commemorativa. Dal punto di vista storico-critico, è necessario sottolineare che questo episodio non è attestato da fonti coeve, ma compare in cronache successive, che ne amplificano il valore simbolico. Ciò non ne riduce l’importanza culturale: il mito, a Venezia, è parte integrante della costruzione dell’identità civica.
La festa come spettacolo urbano
Nel corso dei secoli, la Festa delle Marie assume una dimensione sempre più spettacolare. Le dodici giovani – progressivamente note come “le Marie” – venivano scelte, secondo la tradizione, tra le famiglie povere della città, e affidate a contrade e famiglie patrizie incaricate del loro abbigliamento. In alcune fasi, dietro garanzia, venivano utilizzati persino gioielli del Tesoro di San Marco, a conferma del carattere straordinario dell’evento.
Il corteo si svolgeva in forma acquea e terrestre. Partiva da San Pietro di Castello, antica sede vescovile, e attraversava la laguna interna fino alla Basilica di San Marco, cuore religioso e politico della città. Qui avveniva l’incontro con il doge e la celebrazione della messa solenne. Successivamente, il corteo proseguiva lungo il Canal Grande fino a Rialto, trasformando la città stessa in un palcoscenico.
Questa dimensione di spettacolo urbano totale è uno degli elementi più affascinanti della festa. Venezia non si limitava a ospitare il rito: lo incorporava, lo rifletteva nelle sue architetture, nei suoi canali, nella partecipazione collettiva della popolazione.
La ricostruzione ottocentesca di Giuseppe Tassini
Una delle descrizioni più dettagliate della Festa delle Marie ci è giunta attraverso l’opera di Giuseppe Tassini, autore di Curiosità veneziane (1891). Tassini scrive in un’epoca in cui Venezia, ormai priva della sua indipendenza politica, guarda al passato come a una riserva di identità e di memoria.
La sua ricostruzione, basata su cronache precedenti e testimonianze letterarie, restituisce la complessità del cerimoniale e ne sottolinea il carattere profondamente civico. La festa non era soltanto un evento religioso o mondano, ma un atto pubblico attraverso il quale la Repubblica riaffermava il proprio ruolo di garante dell’ordine sociale.
L’Ottocento, con il suo gusto per la rievocazione storica e il romanticismo lagunare, gioca un ruolo decisivo nel fissare l’immagine “classica” della Festa delle Marie, che ancora oggi influenza l’immaginario contemporaneo.
Letteratura, poesia e iconografia
Accanto alle cronache, la letteratura contribuisce in modo significativo alla trasmissione della memoria della festa. Il poemetto latino Descriptio Festi gloriosissimae Virginis Mariae, attribuito al poeta friulano Pace e dedicato al doge Pietro Gradenigo, offre una descrizione vivida del corteo e dell’atmosfera cittadina, insistendo sull’armonia tra devozione religiosa e magnificenza pubblica.
In età moderna, e in particolare nell’Ottocento, anche le arti figurative partecipano a questa riscoperta. Il dipinto Festa delle Marie di Giuseppe Lorenzo Gatteri, pittore triestino attivo nella Venezia del XIX secolo, traduce in immagini la visione romantica di una città sospesa tra storia e leggenda. Queste opere non sono semplici testimonianze: contribuiscono a costruire un canone visivo che ancora oggi informa le rievocazioni contemporanee.

Declino e scomparsa della celebrazione tradizionale
A partire dal tardo Medioevo, la Festa delle Marie inizia a perdere centralità. Le fonti attestano una progressiva trasformazione del rito: le giovani donne reali vengono talvolta sostituite da figure lignee o simboliche, segno di un mutamento profondo nel significato della celebrazione. Alla fine, la festa scompare dal calendario veneziano.
Questo declino non va letto come un semplice atto di oblio, ma come il risultato di cambiamenti strutturali. Venezia riorganizza il proprio sistema cerimoniale, concentrandosi su feste di rappresentanza statale più direttamente legate al potere politico e diplomatico. In questo nuovo assetto, la Festa delle Marie perde la sua funzione originaria.
Riemersioni novecentesche e memoria intermittente
Nonostante la scomparsa della celebrazione tradizionale, l’immaginario delle Marie non si estingue del tutto. Un episodio significativo, spesso trascurato nella divulgazione corrente, è la rievocazione documentata nel 1934, testimoniata da fotografie e articoli pubblicati su Il Gazzettino Illustrato. In piena epoca fascista, la festa viene riproposta come evento storico-scenografico, inserito in una più ampia politica di recupero simbolico del passato.
Questa iniziativa non genera una continuità, ma dimostra che il tema delle Marie resta vivo nella memoria culturale veneziana, pronto a essere riattivato in contesti diversi.
Il rilancio del 1999 e il Carnevale contemporaneo
La rinascita stabile della Festa delle Marie avviene nel 1999, all’interno del Carnevale di Venezia. L’iniziativa è legata al regista veneziano Bruno Tosi, con il sostegno mediatico del quotidiano Il Gazzettino. Questo momento segna un passaggio decisivo: la festa viene reinterpretata esplicitamente come rievocazione storica, senza la pretesa di riprodurre fedelmente il rito medievale.
La formula moderna prevede la selezione annuale di dodici giovani donne, le “Marie”, che sfilano in costume storico lungo un percorso urbano e acqueo. Il senso dell’evento non risiede nell’autenticità rituale, ma nella capacità evocativa e nella continuità simbolica con il passato.
Continuità organizzativa e figure chiave
Negli anni successivi al rilancio, la gestione della Festa delle Marie conosce una progressiva fase di consolidamento organizzativo e progettuale. A partire dagli anni Dieci del Duemila, Maria Grazia Bortolato emerge in modo sempre più netto come figura centrale e punto di riferimento stabile della manifestazione, assumendo un ruolo determinante nella sua continuità nel tempo. A lei fanno capo la selezione annuale delle partecipanti, il coordinamento delle attività preparatorie e la cura complessiva dell’impianto scenografico e logistico, elementi essenziali per garantire coerenza, qualità e riconoscibilità all’evento.
Il suo intervento non si configura come una semplice gestione amministrativa, ma come un lavoro costante di tutela e valorizzazione della rievocazione storica, svolto con attenzione al significato culturale della Festa e al suo delicato equilibrio tra memoria, spettacolo e partecipazione cittadina. In diverse cronache e ricostruzioni giornalistiche, il suo impegno viene descritto come un autentico passaggio di testimone rispetto all’iniziativa originaria di Bruno Tosi, che nel 1999 aveva restituito visibilità a una tradizione da secoli interrotta.
Maria Grazia Bortolato ha saputo proseguire quel progetto con continuità, fedeltà e profondo rispetto per l’idea fondativa, accompagnando la Festa delle Marie lungo un percorso di crescita ordinata e coerente. La sua azione, caratterizzata da dedizione, rigore organizzativo e autentica abnegazione, ha consentito alla manifestazione di consolidarsi nel panorama del Carnevale veneziano, trasformandola da rilancio sperimentale a appuntamento riconoscibile e strutturato, capace di rinnovarsi annualmente senza tradire le proprie radici storiche.
Le Marie dal 1999 a oggi
Dal 1999 a oggi, l’elenco delle “Marie dell’Anno” e delle partecipanti annuali è accuratamente documentato attraverso fonti ufficiali e archivi giornalistici. La vincitrice del 2025, Elena Sofia Cesca, si inserisce in una lunga sequenza di nomi che testimoniano la continuità della manifestazione. Per ragioni di rigore, la consultazione diretta degli archivi ufficiali resta la via privilegiata per una ricostruzione completa e priva di errori.
Il Carnevale 2026 e i luoghi simbolo
Nel quadro del Carnevale di Venezia 2026, la Festa delle Marie si conferma come uno degli eventi inaugurali più riconoscibili. Piazza San Marco, il Canal Grande, Rialto e San Pietro di Castello restano i luoghi simbolici di un percorso che lega idealmente la Venezia medievale a quella contemporanea.
Conclusione
La Festa delle Marie costituisce un esempio particolarmente significativo di come una tradizione possa attraversare il tempo non per continuità ininterrotta, ma attraverso processi di trasformazione, oblio e consapevole rifondazione. Nata come rito civico-religioso profondamente inserito nel tessuto sociale e politico della Venezia medievale, essa ha progressivamente mutato funzione e linguaggio, fino a riemergere in età contemporanea come rievocazione storica.
La sua forza non risiede nella rivendicazione di un’autenticità rituale intesa in senso stretto, bensì nella capacità di mantenere vivo un immaginario collettivo che affonda le radici nella storia della città. La Festa delle Marie continua a parlare al presente perché accetta la propria natura di costruzione culturale: non una ripetizione meccanica del passato, ma una sua interpretazione, mediata dalla memoria, dal contesto e dalle esigenze simboliche del tempo in cui viene riproposta.
In questo equilibrio tra storia e rappresentazione, tra documento e racconto, la Festa delle Marie rimane uno specchio efficace del rapporto che Venezia intrattiene con il proprio passato: un passato mai definitivamente chiuso, ma costantemente rielaborato.
Appendice documentaria
Situazione attuale 2026: selezione in corso
Per l’edizione del Carnevale 2026, la Festa delle Marie si colloca, come da tradizione consolidata negli ultimi decenni, tra gli appuntamenti inaugurali del calendario ufficiale. Alla data attuale, le fonti istituzionali e giornalistiche concordano nel segnalare che i nomi delle dodici Marie non sono ancora stati resi pubblici.
La selezione è programmata per sabato 31 gennaio 2026 e si svolgerà presso la Scuola Grande di San Giovanni Evangelista, luogo che negli ultimi anni ha assunto un ruolo centrale nel rituale contemporaneo della manifestazione. Come di consueto, solo a seguito della cerimonia ufficiale i nominativi delle partecipanti verranno comunicati attraverso i canali del Carnevale di Venezia e dagli organi di stampa locali.
Questa sospensione informativa, lungi dall’essere un’anomalia, rientra pienamente nella prassi dell’evento e contribuisce a rafforzarne l’attesa simbolica e mediatica.
Le “Marie dell’Anno” dal 1999 al 2025: criteri e fonte ufficiale
I nomi delle cosiddette “Marie dell’Anno”, ovvero le vincitrici finali della manifestazione a partire dal rilancio del 1999, sono reperibili in forma ufficiale sul sito della Festa delle Marie, nella sezione dedicata alle vincitrici dal 1999 al 2025. Per il 2025, la conferma del nome compare anche sul sito ufficiale del Carnevale di Venezia, a ulteriore garanzia della correttezza del dato.
L’elenco che segue è riportato in ordine cronologico e rispetta rigorosamente la dicitura dell’archivio ufficiale, senza normalizzazioni o adattamenti interpretativi.
1999/1 – Silvia Zanotto
1999/2 – Manola Grandin
2000 – Giorgia Bogoni
2001 – Chiara Dalla Libera
2002 – Francesca Manini
2003 – Roberta Guggia
2004 – Cristiana Luppari
2005 – Serena Menegazzi
2006 – Anna Tonello
2007 – Irene Bello
2008 – Desirée Crescentini
2009 – Alessia Salviati
2010 – Silvia Bianchini
2011 – Giulia Selero
2012 – Marta Finotto
2013 – Julia Nasi
2014 – Marianna Serena
2015 – Irene Rizzi
2016 – Claudia Marchiori
2017 – Elisa Costantini
2018 – Erika Chia
2019 – Linda Pani
2020–2021 – Mara Stefanuto (edizione indicata in forma unificata nell’archivio ufficiale)
2022 – Alice Bars
2023 – Beatrice Raffael
2024 – Silvia Zecchin
2025 – Elena Sofia Cesca
Programma della Festa delle Marie – Edizione 2026
Tema e costume
Per l’edizione 2026, le Marie indosseranno un costume storico ispirato agli abiti veneziani della fine del Quattrocento e Cinquecento, realizzato da Francesco Briggi per l’Atelier Pietro Longhi, con tessuti della storica Ditta Rubelli di Venezia.
Sabato 31 gennaio 2026 – Selezione delle Marie
Selezione ufficiale delle dodici Marie della Città metropolitana di Venezia. Le candidate devono aver inviato documentazione e fotografia secondo le istruzioni pubblicate. La selezione avrà luogo nella Scuola Grande San Giovanni Evangelista, a partire dalle ore 15:00.
Sabato 7 febbraio 2026
Vestizione delle Marie: le dodici ragazze neo-elette saranno vestite per la prima volta con gli abiti storici, in una cerimonia curata dall’Atelier Pietro Longhi e supportata da trucco e acconciature professionali.
Corteo di gondole lungo il Canal Grande (ore 15:00): le Marie sfileranno in gondola lungo il Canal Grande da Santa Sofia verso Piazza San Marco. Lì si svolgerà la presentazione allo pubblico.
(Il sito ufficiale sta tuttora aggiornando gli orari e i dettagli di eventi aggiuntivi per questa giornata.)
Domenica 8 febbraio 2026
Secondo il programma pubblicato, sono previste attività collettive con la partecipazione delle Marie, tra cui momenti di socialità e iniziative con associazioni locali (come incontri mattutini con volontari).
Altri appuntamenti del Carnevale 2026 correlati alla Festa delle Marie
Oltre agli eventi centrali della Festa delle Marie, nell’ambito del Carnevale di Venezia 2026 si svolgeranno altri momenti istituzionali in cui le Marie sono protagoniste:
Lunedì 16 febbraio 2026: Elezione della Maria dell’Anno 2026 nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice.
Martedì 17 febbraio 2026: Proclamazione ufficiale della Maria del Carnevale di Venezia 2026 in Piazza San Marco
Per restare sempre aggiornati:
www.festadellemarie.com/programma-2026/
Il sito ufficiale della Festa delle Marie segnala che il programma è in corso di completamento, con aggiornamenti degli orari e di altri eventi mentre vengono confermati dagli organizzatori.
Breve glossario
Arcella: cassetta lignea destinata a contenere simbolicamente la dote delle spose durante il rito medievale.
Contrada: unità territoriale e comunitaria della Venezia medievale, con funzioni sociali e organizzative.
Rievocazione storica: rappresentazione moderna di eventi del passato, priva di continuità rituale diretta ma fondata su riferimenti storici e simbolici.
Breve bibliografia essenziale
– Giuseppe Tassini, Curiosità veneziane, Venezia, 1891.
– Pace, Descriptio Festi gloriosissimae Virginis Mariae.
– Il Gazzettino Illustrato, anno XIV, n. 6, 11 maggio 1934.
– Archivio storico Il Gazzettino.
– Sito ufficiale della Festa delle Marie.
La Festa delle Marie, come raccontata nelle cronache del dott. Giuseppe Tassini del 1891
«Si racconta che i nostri padri il 31 gennaio, giorno della traslazione del corpo di San Marco, oppure il 2 febbraio, giorno della purificazione di Maria Vergine, facevano ogni anno benedire dal Vescovo d’Olivolo nella Cattedrale di San Pietro tutti i loro matrimoni, oppure, secondo altra versione, quelli soltanto di dodici donzelle povere, a ciascheduna delle quali il Comune prestava gioie e corone per la cerimonia, e dopo lo sposalizio, dispensava in dono la dote, racchiusa in una piccola cassa, detta “arcella”. Si racconta pure che, avendo alcuni pirati triestini, o narentani, rapito in tale occasione l’anno 943 le spose con quanto portavano addosso, non tardarono i nostri ad inseguirli nel giorno della Purificazione, riacquistando spose, ed oggetti involati. In memoria di tal fatto , si volle istituire la così detta “Festa delle Marie” . Si elessero a sorte , cioè, dodici fanciulle delle più belle di Venezia, eleggendosi, pure a sorte, quali contrade, e quali famiglie patrizie d ‘esse contrade dovessero provvedere all’assetto delle fanciulle medesime.
Bellissimo n’era l’ornato , al quale scopo potevasi , dietro garanzia , prestare anche gli ori e le gemme del Tesoro di S . Marco. Le Marie sopra bene pavesati palischermi andavano nel giorno della Purificazione, di buon mattino, a S. Pietro, ove il vescovo, dopo la messa solenne, usciva a benedirle , per poscia scortarle, con gran seguito di preti, frati e confraternite, per quel tratto di laguna che costeggia terra, fino a S. Marco. Riporta il poeta friulano Pace, il quale dedicò al doge Pietro Gradenigo un suo poemetto in distici latini, intitolato “Descriptio Festi gloriosissimae Virginis Mariae”, che, durante questo tragitto , facevasi eziandio (anche) fra due navigli una regata. Giunte le Marie a S. Marco , entravano col vescovo nella Basilica, ove ritrovavasi il doge, e, per mezzo del primicerio, o d’un canonico del capitolo, cantavasi messa solenne. Tutta la pompa quindi, preceduta dal doge, assiso col proprio seguito sul bucintoro, avviavasi, pel Canal Grande, a Rialto . E a questo punto che il Pace poeticamente descrive l’immenso concorso di gente affollata sulle rive, sulle finestre, e sulle barche, la magnificenza dei circostanti edifici, la varietà delle vesti, il lusso dei preziosi metalli e delle gioie, la quantità, finalmente, delle donne parate a festa, le quali sapevano attirare a sè gli sguardi maschili non meno delle Marie, imperciocchè fra quelle turbe devote, Cupido osava di vibrare i suoi dardi, e Venere di spargere le sue fiammeggianti facelle (frecce).»
Immagini artistiche realizzate da Yujo Studio
Foto di Raffaele Rosa – per gentile concessione Festa delle Marie





