Sono passati 50 anni dalla storica Biennale d’Arte del 1976 guidata dall’allora presidente Carlo Ripa di Meana, una delle più radicali e sperimentali nella storia di questa istituzione.
Una Biennale di svolta nel rapporto della mostra con la città di Venezia, riproposta in chiave più coinvolgente con tutto il territorio della città lagunare, uscendo per la prima volta dagli spazi istituzionali dei Giardini, che proponeva già allora sull’isola di S. Giorgio una mostra retrospettiva su tutta la carriera dell’artista, preparata dallo stesso Man Ray e curata dal suo inseparabile amico Janus, pseudonimo di Roberto Gianoglio, uno dei più autorevoli critici d’arte e giornalista italiani dell’epoca.
Il 1976 fu anche l’anno della scomparsa dell’artista, nato Emmanuel Radnitzky negli Stati Uniti da una famiglia di immigrati russi di origine ebraica, Man Ray è stato uno dei più poliedrici esponenti del Dadaismo, una controcorrente culturale scaturita dal disgusto per la guerra ed il rifiuto della logica tradizionale.
L’Archivio Storico delle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, ci restituisce quindi un’interessante panoramica su quegli anni, con la mostra Man Ray L’immagine ritrovata vengono esposte a Cà Giustinian le oltre 160 opere che ripercorrono l’epoca dal 1917 al 1973 con tutti i suoi protagonisti, fotografati o meglio reinterpretati dagli scatti di quello che fu uno dei fondatori del surrealismo.
“Disinteressato, ma non indifferente” l’epitaffio sulla sua tomba nel cimitero di Montparnasse riassume in modo limpido l’atteggiamento dell’artista nei confronti della politica dei suoi tempi, attraverso due guerre mondiali, fra foto e rayografie donate alla Biennale di Venezia, la mostra ben articolata negli spazi della sede stessa della Biennale, è stata presentata dal presidente Pietrangelo Buttafuoco ed illustrata dalla responsabile dell’Archivio Storico Debora Rossi.
Difficile rimanere indifferenti di fronte alla ricchezza di contenuto di ogni singola immagine, foto che ritraggono i grandi personaggi e artisti dell’epoca, accomunati a modelle e nudi come quelli di Kiki de Montparnasse, musa ispiratrice di Man Ray e chiacchierata regina della ruggente Parigi degli anni ‘20, protagonista della celebre foto “Violon d’Ingres” che cent’anni dopo, nel 2022 è stata venduta per 12 milioni di dollari, diventando la foto più costosa della storia. Un’interessante riflessione per tutti i selfisti e fotografi seriali dal telefonino facile del 21o secolo.
Andrea Peggioroni







