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Questa sera, la nostra amica Minerva, la fanciulla dagli occhi viola, ci accompagnerà in un viaggio tra storia e magia, alla scoperta della leggenda del Ponte de le Maravegie, uno dei luoghi più affascinanti di Venezia. La città, con i suoi misteri e i suoi angoli segreti, cela antiche narrazioni, tramandate di generazione in generazione. Minerva ci guida lungo le calli illuminate da una luce tremolante, raccontandoci di un ponte le cui origini sfidano le leggi della logica e del tempo, e lo fa leggendo quanto scritto dal dottor Giuseppe Tassini, nelle sue cronache del 1872,

“Ponte de le Maravegie, ai SS. Gervasio e Protasio. Secondo il Dezan, abitava, o possedeva stabili, in questa situazione la famiglia cittadinesca Maraviglia, o Maravegia, famosa per quell’Alessandra sorella di Giovanni Maraviglia, secretario del senato, e moglie di Pietro Albino, gran cancelliere del regno di Cipro, la quale, dopo la presa di Nicosia, fatta prigioniera con molte Cipriote, diede fuoco, innanzi di far vela per Costantinopoli, al luogo delle munizioni, ed arse non solo la nave ov’era, e se medesima ancora, ma fu motivo che il fuoco s’appicasse ad altri due legni vicini, e che tutti perissero i prigionieri colà raccolti.
Non vogliamo tacere però che, circa l’origine del nome attribuito al Ponte de le Maravegie (meraviglie), corrono due fantastiche tradizioni popolari, riportate dal Pullé nelle sue Annotazioni ai Canti pel popolo Veneziano del Foscarini.
Narra la prima che questo Ponte fu così detto perchè venne in una notte meravigliosamente edificato da mani ignote, essendo stati posti in uso quel materiali che il giorno innanzi erano stati colà preparati per dar principio all’opera.
Dice la seconda che in faccia al Ponte suddetto abitavano sette sorelle, sei delle quali belle, ed una brutta. Aveva incominciato a frequentare la loro casa un giovane barcajuolo, ma da quel momento in poi, di sano e robusto, era divenuto tanto ammalaticcio, e debole da non rimanergli forze sufficienti a cimentarsi in una prossima regata. Egli allora si credette ammaliato, ed il suo sospetto cadde sopra la settima sorella brutta chiamata Marina, che, quantunque volte lo vedeva, cercava di fuggirlo. Volendo adunque vendicarsi, ed avendo scelta una sera in cui, per essere il Venerdì Santo, il padre e le altre sorelle erano andate a visitare i sepolcri, s’avviò verso la casa della Marina, ma, sbigottito pell’atto che andava a commettere, sostò prima per pochi minuti sul ponte; quand’ecco per la finestra vide la presunta maliarda inginocchiata d’innanzi ad
un Crocefisso, e nel punto medesimo, alzati gli occhi al cielo, notò sei stelle fiammeggianti, disposte a foggia di carro, colla ruota ed il timone, precedute da una settima piccola e fiocca.
A mano a mano però le sei lucide perdevano splendore, e si faceva più bella la settima, finchè le altre si dileguarono, ed essa rimase unica a risplendere nel cielo. La vista di lei che inginocchiata pregava, nonchè il prodigio, che, per un arcano sentimento, gli sembrava aver relazione co’ casi suoi, mutarono interamente l’animo del barcajuolo, e lo fecero entrare diffilato in casa, ove, interrogata la Marina se era vero che l’aveva ammaliato, e che voleva farlo morire, questa piangendo gli manifestò il celato amore che per lui nutriva nel seno, e gli disse che in quel momento pregava Iddio di farla morire in di lui vece. Intenerissi il garzone a tai detti, e, siccome breve è il passaggio dalla compassione all’amore, anch’egli cominciò ben presto a corrispondere ai sentimenti della fanciulla, per cui, lasciati da parte i pensieri di morte, e riacquistata la salute, vinse la regata, ed ebbe la Marina in isposa.
Da quel momento il Ponte, sopra cui egli vide il prodigio delle sette stelle, ben a ragione avrebbesi chiamato de le Maravegie (meraviglie).”

Conclusione
Minerva ci sorride, mentre l’eco della leggenda riecheggia nel silenzio delle calli. La magia di Venezia non è solo nei suoi monumenti, ma nelle storie che vivono tra le pietre e le acque. E il Ponte de le Maravegie rimane lì, a ricordarci che anche nelle notti più oscure, esistono luci destinate a splendere più di tutte le altre.

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